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Ecco dove (ri)trovare… l’ispirazione

12 aprile 2017
Bruno Munari, Artista Totale, MEF – Museo Ettore Fico, Torino

Chi era Bruno Munari? Tutte le persone che avrei voluto essere e forse mille altre ancora: creativo, scrittore, poeta, designer, artista, pittore, illustratore…. Per elencarle tutte non basterebbe un paragrafo.

La bellissima* Fondazione Museo Ettore Fico di Torino gli ha dedicato una mostra, visitabile fino all’11 giugno 2017 – Bruno Munari, Artista totale – che vale davvero la pena di non perdere.

Perché? Per conoscere la sua mirabolante vita o le sue originali e poliedriche opere sarebbe una risposta scontata. Io direi piuttosto per trovare o ritrovare la propria ispirazione. La creatività che a volte si perde per strada, tra la vita e il lavoro di tutti i giorni.

Bruno Munari, Artista Totale, MEF – Museo Ettore Fico, Torino

 

*Il MEF- Museo Ettore Fico è uno spazio espositivo davvero “fico”, inaugurato solo 2 anni fa, nel 2014, nel quartiere Barriera di Milano di Torino. È il frutto del progetto di recupero di un ex edificio industriale, che oggi unisce spazi aperti a linee essenziali, una luce meravigliosa al rigore della semplicità.

Bruno Munari era, come dice il titolo della mostra, un “artista totale”. Un personaggio dalla creatività multiforme. Capace di comunicare, di trasmettere un messaggio, mixando i più svariati stili e mezzi, dal collage alla poesia, dalla fotografia al disegno. Guardando all’adulto come al bambino. Con la stessa disarmante fantasia e semplicità.

Bruno Munari, Artista Totale, MEF – Museo Ettore Fico, Torino

L’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nella forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi, sosteneva Munari.

Ci sono state opere che (lo confesso) mio figlio ha saputo decifrare ben prima di me, con il suo sguardo attento e la sua mente bambina. In quel momento ho pensato che, in fondo, noi adulti, anche se facciamo un lavoro creativo, siamo portati ogni tanto a perderci per strada. A dimenticare quella leggerezza, quella soavità di pensiero, che ci fa accostare le parole ai colori. La grammatica, alle parole di “libri illeggibili“, proprio come quelli inventati da Munari.

Bruno Munari, Artista Totale, MEF – Museo Ettore Fico, TorinoÈ così che ti ricordi che “creare” non deve mai diventare una routine. Che bisogna “creare” sempre qualcosa di nuovo – o qualcosa di usuale in modo nuovo – per poter essere ricreato a tua volta da ciò che fai, per alimentare senza sosta la tua fantasia. Quella che di cui hai bisogno per lavorare al meglio, ma anche per vivere. Come dell’aria per respirare.

Bruno Munari, Artista Totale, MEF – Museo Ettore Fico, Torino

Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé tutta la vita – ha scritto Munari – vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare.

Ho lasciato la mostra del MEF così: con la sensazione bella di una lunga e fresca boccata d’aria e con tante nuove idee in testa. Magari, mille di queste mai le realizzerò (fa parte del gioco), ma so che il fatto di portarle via con me mi rende viva e libera di creare (di nuovo, dal nuovo) ogni cosa che vorrò realizzare.

Bruno Munari, Artista Totale, MEF – Museo Ettore Fico, Torino

Un consiglio: se potete, andate al MEF con i vostri bambini o, comunque, scortati da un piccolo giovane inventore: c’è un bellissimo spazio dove giocare, sfogliare e leggere alcune delle stravaganti e geniali opere di Bruno Munari.

Per tornare un po’ bambini…. oppure per ritrovare la propria ispirazione.

Bruno Munari, Artista Totale, MEF – Museo Ettore Fico, Torino

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Il senso dell’abitare alla Biennale di Architettura 2016

11 novembre 2016
Biennale di Architettura di Venezia, Arsenale

Quest’anno la Biennale di Architettura 2016 di Venezia è stata, per me, una riflessione sul senso e sui modi dell’abitare. Il punto di partenza per esplorare il significato di quello che può chiamarsi casa o che può diventare casa, anche nella sua forma più transitoria. Di quello che il design e l’architettura devono provare a fare per migliorare un’abitazione e per far sì che le persone che la vivono possano stare bene – o stare meglio – al suo interno.

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Nuovi materiali, nuovo design. Nuovi significati

1 maggio 2016
Stokkies, nuovo progetto di design dello Studio Lotte Douves

Spesso mi chiedo perché un oggetto di design, un mobile o un complemento d’arredo mi piaccia di più di altri. Uno dei motivi è per il messaggio che comunica attraverso le forme, i colori, i materiali con cui è realizzato. Per la capacità unica e originale di raccontare a cosa serve e da cosa nasce.

Questa domanda me la sono fatta – come ogni anno –girovagando al Salone Satellite di Milano, quel ‘fuorisalone’ dentro il Salone ufficiale che premia i lavori di giovani designer emergenti. “Nuovi materiali. Nuovo design” è stato il fil rouge dei progetti, e di tutti gli oggetti, che ne sono derivati. Eccone alcuni e quello che hanno significato, per me.

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Milano Design Week. Alcune cose da non perdere

10 aprile 2016
Archiproducts Milano

Manca davvero poco all’inizio della Milano Design Week 2016.
Tra Salone del Mobile e Fuori Salone le cose da vedere sono sempre tantissime. Soprattutto per chi – come me – dovrà concedersi una full immersion tra arredo e design di appena qualche giorno.

Per orientarmi tra luoghi ed eventi non potevo quindi non preparare la mia lista di cose preferite, quelle da non perdere assolutamente. Da assaporare con tranquillità tra una scoperta e l’altra.

Come per il mio blog, anche per la Milano Design Week le mie parole chiave sono design, storie e luoghi.
Ecco quindi la mia wishlist. Continua a leggere

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Cabane, la casa di oggetti vecchi e nuovi

6 marzo 2016
Cabane, concept store a Nizza

Adoro girovagare per le strade di Nizza. Lì, mi sembra sempre primavera.

Sarà per il mare, a due passi dal centro storico. O perché case e palazzi hanno quella luce chiara che sa di sole e di sale. Oppure perché in qualunque momento dell’anno puoi scegliere di pranzare all’aperto, in uno dei suoi tanti bistrot. Magari dopo aver trascorso la mattinata a fare compere tra mercatini e concept store.

È lì, infatti, che tempo fa ho scoperto Cabane. Un negozio-atelier al numero 19 di rue de la Préfecture, vicino alla piazza del Tribunale, nel cuore più antico della città. Una cabane decò accogliente e calda, come comunica il suo nome.

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Passeggiando per Trieste… tra libri, design e baccalà

2 marzo 2015
veduta_trieste

Con il tempo ho imparato che i luoghi non vanno mai scoperti tutti insieme, ma un pezzo alla volta.
Per non perderne le sfumature e tutte le storie affascinanti che nascondono.
Ecco perché è importante concedersi di ritornare. Di ripercorrere strade già fatte, rientrare in posti già visitati. Con la lentezza di chi non ha fretta di vedere, ma tutto il tempo per scegliere e assaporare.

Se potessi, per esempio, io ora tornerei a Trieste. Al suo mare d’inverno, al vento che a volte diventa bora, alla sua storia di città di confine che ne fa un miscuglio di lingue e di culture.

Chi ci abita la considera una città un po’ sonnolenta, chi la visita per la prima volta si ritrova a dar la caccia alle tracce di un passato importante, fatto di bar letterari, monumenti, castelli e principesse. Ma Trieste è anche una città che non ti aspetti. Una ‘Sissi con il piercing’, per raccontarla come ha fatto Mauro Covacich in Trieste Sottosopra, un libro-guida insolito e curioso che mi ha accompagnato nelle mie quattro giornate triestine.
Sotto la sua corazza storica Trieste nasconde infatti anche un lato leggero, ricercato e contemporaneo. Ed è soprattutto questo che mi piacerebbe rivivere e rivedere di questa città.

Per esempio, ritornerei a dormire sui tetti del Borgo Teresiano, nel centro storico di Trieste, per poter far colazione ogni mattina sulla terrazza del quarto piano di un piccolo B&B scoperto per caso, Loft in Flovers. Una casa triestina di fine 800, ristrutturata da appena un anno, con tre camere e un salone luminoso come quello di casa mia, dove poter chiacchierare con la sua padrona, una giovane veterinaria, mamma di quattro bimbi, che a Trieste ha trovato l’amore e un nuovo lavoro.

Caffè San Marco Trieste

Al risveglio, mi tufferei tra le strade cittadine e passando vicino alla Sinagoga, andrei a bere un caffè – o meglio ‘un nero’, come si dice da queste parti – seduta su un divanetto del vicino Caffè San Marco, in un’atmosfera tanto retrò quanto attuale. Qui si possono leggere riviste e quotidiani di ogni tipo, acquistare libri nel suo bookshop oppure passare ore a scrivere, immersi in una pace immobile, tra studenti di oggi e vecchi scrittori. Si, proprio come Claudio Magris.

In onore del mio pezzetto di origini slovene, poi prenderei nuovamente un autobus per andare in collina, verso il Carso, alla ricerca di una delle tante osmize dove mangiare salumi, formaggi e bere vino locale. Questa è davvero un’esperienza singolare: un po’ come invitarsi a pranzo dal vicino di casa, che ti offre i prodotti della sua terra, seduto su una panca di legno in giardino o in salone davanti a una stufa. E online è sempre possibile trovare l’elenco aggiornato di quelle aperte.

Chiesa Trieste
Dopo pranzo, invece, scenderei veloce verso il mare, per passeggiare ancora una volta sul molo Audace, a pochi passi da Piazza Unità d’Italia e dal Canal Grande. Da lì guarderei le case di Trieste in mezzo al blu. Poi mi fermerei nel tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione. Ascolterei di nuovo i suoni solenni dei loro riti e magari accenderei una delle tante candele, sottili e lunghe, che i fedeli appoggiano sul letto di sabbia di singolari candelabri.
Di certo, però, non dimenticherei di scappare nuovamente nel centro cittadino per fare una piccola pausa nella libreria antiquaria Umberto Saba, dove si può chiacchierare un po’ con il suo  libraio, Mario Cerne, figlio del commesso del poeta.

VUD Design Indipendente
Al tramonto, invece, lascerei il centro per immergermi nella Cavana, il quartiere fulcro della tiepida movida triestina, e mi regalerei un po’ di shopping nel negozio-falegnameria di Filippo Mastinu creatore, insieme alla moglie, entrambi architetti, del marchio di design indipendente Vud. Qui si possono trovare porcellane, tavoli, sedie e oggetti per la casa in legno, hand made e dalla linea minimale. Chi, come me, ama il legno difficilmente riuscirà ad uscire da questa insolita bottega senza portare con sé almeno uno dei suoi bellissimi taglieri, rigorosamente numerati, ognuno realizzati con una forma e un tipo di legno differenti.

SaluMare

Infine mi godrei di nuovo qualche assaggio di tartine al baccalà o di tapas di mare (i cosiddetti rebechin) seduta ad un tavolo di SaluMare. Un vero e proprio laboratorio culinario, dove è possibile assaggiare insoliti piatti di mare, contornati da salmoni e baccalà appesi al soffitto come prosciutti, magari leggendo anche uno dei tanti libri di cucina raccolti nella piccola biblioteca free riservata ai clienti.

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Ma soprattutto, anche questa volta, non mi dimenticherei di parlare con la gente. Con il giardiniere del Castello di Miramare che aveva un figlio in arrivo e parlava del vivere lento, con la bizzarra famiglia che faceva un pic nic serale in Piazza Italia, mente i bimbi giocavano tra le sue suggestive luci a pavimento. O con il custode del terzo piano del Museo Revoltella che ogni giorno trascorreva in perfetto silenzio la sua mattina, tra quadri di ieri e architetture di oggi.

Ma questo, però, è un altro viaggio ancora.