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Il senso dell’abitare alla Biennale di Architettura 2016

11 novembre 2016
Biennale di Architettura di Venezia, Arsenale

Quest’anno la Biennale di Architettura 2016 di Venezia è stata, per me, una riflessione sul senso e sui modi dell’abitare. Il punto di partenza per esplorare il significato di quello che può chiamarsi casa o che può diventare casa, anche nella sua forma più transitoria. Di quello che il design e l’architettura devono provare a fare per migliorare un’abitazione e per far sì che le persone che la vivono possano stare bene – o stare meglio – al suo interno.

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Passeggiando per Trieste… tra libri, design e baccalà

2 marzo 2015
veduta_trieste

Con il tempo ho imparato che i luoghi non vanno mai scoperti tutti insieme, ma un pezzo alla volta.
Per non perderne le sfumature e tutte le storie affascinanti che nascondono.
Ecco perché è importante concedersi di ritornare. Di ripercorrere strade già fatte, rientrare in posti già visitati. Con la lentezza di chi non ha fretta di vedere, ma tutto il tempo per scegliere e assaporare.

Se potessi, per esempio, io ora tornerei a Trieste. Al suo mare d’inverno, al vento che a volte diventa bora, alla sua storia di città di confine che ne fa un miscuglio di lingue e di culture.

Chi ci abita la considera una città un po’ sonnolenta, chi la visita per la prima volta si ritrova a dar la caccia alle tracce di un passato importante, fatto di bar letterari, monumenti, castelli e principesse. Ma Trieste è anche una città che non ti aspetti. Una ‘Sissi con il piercing’, per raccontarla come ha fatto Mauro Covacich in Trieste Sottosopra, un libro-guida insolito e curioso che mi ha accompagnato nelle mie quattro giornate triestine.
Sotto la sua corazza storica Trieste nasconde infatti anche un lato leggero, ricercato e contemporaneo. Ed è soprattutto questo che mi piacerebbe rivivere e rivedere di questa città.

Per esempio, ritornerei a dormire sui tetti del Borgo Teresiano, nel centro storico di Trieste, per poter far colazione ogni mattina sulla terrazza del quarto piano di un piccolo B&B scoperto per caso, Loft in Flovers. Una casa triestina di fine 800, ristrutturata da appena un anno, con tre camere e un salone luminoso come quello di casa mia, dove poter chiacchierare con la sua padrona, una giovane veterinaria, mamma di quattro bimbi, che a Trieste ha trovato l’amore e un nuovo lavoro.

Caffè San Marco Trieste

Al risveglio, mi tufferei tra le strade cittadine e passando vicino alla Sinagoga, andrei a bere un caffè – o meglio ‘un nero’, come si dice da queste parti – seduta su un divanetto del vicino Caffè San Marco, in un’atmosfera tanto retrò quanto attuale. Qui si possono leggere riviste e quotidiani di ogni tipo, acquistare libri nel suo bookshop oppure passare ore a scrivere, immersi in una pace immobile, tra studenti di oggi e vecchi scrittori. Si, proprio come Claudio Magris.

In onore del mio pezzetto di origini slovene, poi prenderei nuovamente un autobus per andare in collina, verso il Carso, alla ricerca di una delle tante osmize dove mangiare salumi, formaggi e bere vino locale. Questa è davvero un’esperienza singolare: un po’ come invitarsi a pranzo dal vicino di casa, che ti offre i prodotti della sua terra, seduto su una panca di legno in giardino o in salone davanti a una stufa. E online è sempre possibile trovare l’elenco aggiornato di quelle aperte.

Chiesa Trieste
Dopo pranzo, invece, scenderei veloce verso il mare, per passeggiare ancora una volta sul molo Audace, a pochi passi da Piazza Unità d’Italia e dal Canal Grande. Da lì guarderei le case di Trieste in mezzo al blu. Poi mi fermerei nel tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione. Ascolterei di nuovo i suoni solenni dei loro riti e magari accenderei una delle tante candele, sottili e lunghe, che i fedeli appoggiano sul letto di sabbia di singolari candelabri.
Di certo, però, non dimenticherei di scappare nuovamente nel centro cittadino per fare una piccola pausa nella libreria antiquaria Umberto Saba, dove si può chiacchierare un po’ con il suo  libraio, Mario Cerne, figlio del commesso del poeta.

VUD Design Indipendente
Al tramonto, invece, lascerei il centro per immergermi nella Cavana, il quartiere fulcro della tiepida movida triestina, e mi regalerei un po’ di shopping nel negozio-falegnameria di Filippo Mastinu creatore, insieme alla moglie, entrambi architetti, del marchio di design indipendente Vud. Qui si possono trovare porcellane, tavoli, sedie e oggetti per la casa in legno, hand made e dalla linea minimale. Chi, come me, ama il legno difficilmente riuscirà ad uscire da questa insolita bottega senza portare con sé almeno uno dei suoi bellissimi taglieri, rigorosamente numerati, ognuno realizzati con una forma e un tipo di legno differenti.

SaluMare

Infine mi godrei di nuovo qualche assaggio di tartine al baccalà o di tapas di mare (i cosiddetti rebechin) seduta ad un tavolo di SaluMare. Un vero e proprio laboratorio culinario, dove è possibile assaggiare insoliti piatti di mare, contornati da salmoni e baccalà appesi al soffitto come prosciutti, magari leggendo anche uno dei tanti libri di cucina raccolti nella piccola biblioteca free riservata ai clienti.

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Ma soprattutto, anche questa volta, non mi dimenticherei di parlare con la gente. Con il giardiniere del Castello di Miramare che aveva un figlio in arrivo e parlava del vivere lento, con la bizzarra famiglia che faceva un pic nic serale in Piazza Italia, mente i bimbi giocavano tra le sue suggestive luci a pavimento. O con il custode del terzo piano del Museo Revoltella che ogni giorno trascorreva in perfetto silenzio la sua mattina, tra quadri di ieri e architetture di oggi.

Ma questo, però, è un altro viaggio ancora.